Il giudice Giovanni Falcone durante il primo convegno nazionale ''Movimento per la Giustizia '' a Roma il 4 novembre 1988.
ANSA / M11581

Lunedì 19 giugno 2017, alle ore 11.00, presso l’Aula Foscolo dell’Università di Pavia (Corso Strada Nuova, 65), si terrà l’incontro “La lezione di Giovanni Falcone”, a 25 anni dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

PAOLO RENON, Professore di Procedura Penale nell’Università di Pavia

Interverrà:

PIETRO GRASSO, Presidente del Senato della Repubblica

È previsto un saluto dei professori:

FABIO RUGGE, Magnifico Rettore dell’Università di Pavia
ETTORE DEZZA, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza

“Rievocare a Pavia i tragici eventi del maggio-luglio 1992, che hanno profondamente segnato la storia recente del nostro Paese, assume un significato particolare” – anticipa il prof. Paolo Renon.

L’Università di Pavia, infatti, ebbe l’onore di ospitare Giovanni Falcone il 13 maggio 1992, in quella che probabilmente rappresentò la sua ultima apparizione pubblica. Invitato dal Professor Vittorio  Grevi, titolare allora della cattedra di procedura penale presso l’Ateneo pavese, Falcone tenne proprio in Aula Foscolo, una lezione sul tema del coordinamento delle indagini nei procedimenti per delitti di criminalità organizzata, a pochi mesi dal varo della riforma con la quale era stata istituita la Procura Nazionale Antimafia.

“Ricordare oggi l’opera di Giovanni Falcone – continua il prof. Renon – vuole dunque essere un omaggio che l’Università di Pavia sente di dover rendere a un uomo e a un magistrato che seppe anticipare i tempi, con il proprio pensiero e la propria azione, e pagò il suo impegno a favore dello Stato con la propria vita”.

Ospite d’onore dell’incontro – organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, in collaborazione con il Collegio Ghislieri. – è il Presidente del Senato della Repubblica, sen. Pietro Grasso, le cui vicende professionali e umane si sono in più occasioni intrecciate con quelle di Falcone, dapprima presso gli uffici giudiziari palermitani, poi, seppur per pochi mesi, presso il Ministero di Grazia e Giustizia. Alla loro amicizia e collaborazione il Presidente Grasso ha dedicato il volume, edito da Feltrinelli, Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia, con prefazione di Sergio Mattarella.

Pietro Grasso è entrato in magistratura nel 1969. È stato giudice a latere nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra e procuratore capo a Palermo. Dall’ottobre 2005 al dicembre 2012 è stato Procuratore Nazionale Antimafia. Nel 2013, lasciato l’incarico, si è candidato con successo alle elezioni politiche nazionali per il Senato della Repubblica. Il 16 marzo 2013 è stato eletto Presidente del Senato della Repubblica. In questi anni ha scritto diverse opere sul tema della criminalità organizzata.

IL LIBRO Storie di sangue, amici e fantasmi. Ricordi di mafia (dalla quarta di copertina): “Venticinque anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, Pietro Grasso – oggi presidente del Senato, allora magistrato in prima linea nella lotta alla mafia – torna a percorrere le strade di Palermo, l’aula del Maxiprocesso, le campagne rifugio dei latitanti e le tante, troppe scene del crimine in cui ha dovuto scorgere il cadavere di uomini dello Stato trucidati dalla mafia, di amici portati via troppo presto. La prefazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conosciuto da Grasso durante le sue indagini sull’assassinio del fratello Piersanti, e ritrovato trentacinque anni dopo ai vertici delle istituzioni repubblicane, suggella questo straordinario libro, che non rinuncia all’emozione personale, ma vi affianca sempre l’analisi del magistrato e la prospettiva storica di chi ha molto riflettuto sul fenomeno mafioso. Una lettera a Giovanni Falcone e una a Paolo Borsellino aprono e chiudono questo libro. L’album di una vita passata a lottare contro la mafia accanto ad amici carissimi, che sono anche simboli di impegno civile, e a contatto con boss sanguinari, che possono diventare preziosi collaboratori per la ricerca della verità. “Caro Giovanni, scriverti non è facile, mettere ordine nei tanti pensieri e nelle innumerevoli cose che ho da dirti. C’è quel lieve imbarazzo tipico di quando due vecchi amici, abituati a condividere la quotidianità, fatta di cose grandi e piccole, si rincontrano dopo che per qualche anno si sono persi di vista: basta un saluto, uno sguardo, un abbraccio per ritrovare subito l’antica confidenza”.

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